Uruguay: Cresce il sostegno popolare alla cannabis legale

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Traduzione dell’articolo originale inglese/This is translated from the original article in English here: “After legalization, Uruguayans change minds about cannabis.”

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Quando nel dicembre del 2013 la maggioranza del governo uruguayano approvò la normativa per la creazione dell’industria della cannabis nel Paese, la decisione venne presa nonostante la forte opposizione dei cittadini e della minoranza politica. A quattro anni di distanza e appena sei mesi dopo l’avvio della vendita di marijuana ricreativa in alcune farmacie,  la percentuale dei cittadini a sostegno della legalizzazione è nettamente aumentata, secondo un recente sondaggio ripreso dalle testate d’informazione locali (in spagnolo, con paywall).

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In base al sondaggio condotto dall’agenzia Factum, il 44,3 per cento dei cittadini dichiara di appoggiare la normativa, mentre il 44,1 per cento si dice contrario. Queste cifre sul campo riflettono fortemente l’assetto politico, dove i sostenitori dell’attuale alleanza governativa sono favorevoli e gli oppositori invece contrari.

«Pur se il margine d’errore non ci consente di affermare con sicurezza che esiste una differenza statistica significativa, è comunque possibile dedurre per la prima volta una chiara inversione di tendenza (all’opposizione della legalizzazione)», ha spiegato Marcos Baudean, uno dei ricercatori coinvolti nell’indagine di mercato.  La ricerca rivela che, pur tra quanti sono contrari alla normativa approvata quattro anni fa, la maggioranza preferirebbe, se del caso, emendarla anziché cancellarla del tutto.

Il sondaggio, condotto nel dicembre del 2017, è stato commissionato da Monitor Cannabis, una piattaforma didattica online, in coordinamento con ricercatori di università nazionali e internazionali e con un’agenzia governativa. Sono state interpellate 2.181 persone comprese tra i 15 e i 65 anni,  seguendo la stessa distribuzione geografica di precendenti sondaggi sul consumo di droga condotti dalle autorità nazionali responsabili per le politiche sulle droghe.

Speculando sulle possibili motivazioni del diverso orientamento dell’opinione pubblica, Baudean rimarca che l’implementazione della normativa non ha portato a quelle “disastrose” conseguenze immaginate dai critici. «Il diavolo paventato dalla regolamentazione non si è mai materializzato», ha spiegato il ricercatore. Aggungendo che l’iniziale successo della vendita di cannabis in farmacia ha ulteriormente contribuito a ribaltare l’opposizione popolare alla legge.

«I dubbi e i timori del pubblico rispetto a queste norme … poggiavano su fattori sconosciuti e quindi si trattava di timori eccessivi senza alcun legame con la realtà», sostiene John Walsh, direttore per la politiche sulle droghe delle Ande del Washington Office for Latin America (WOLA), organizzazione a sostegno dei diritti umani.  «Tuttavia, man mano che l’implementazione è proseguita passo dopo passo e lentamente, credo che la maggioranza dei cittadini uruguyana si sia resa conto di come quei timori fossero ingiustificati».

Quando il Presidente José Mujica ratificò la legalizzazione, il 60-70 per cento della popolazione si diceva contrario. Ma Walsh sottolinea che è difficile capire quanto fosse concreta quell’opposizione, vista l’assenza di specifici sondaggi. E aggiunge che l’esperienza uruguyana, avendo dimostrato che l’uso di sostanze illegali non porta necessariamente all’aumento della criminalità, può essere un’utile lezione per altri Paesi.

«Per quei politici che, pur interessati alla riforma sulle droghe pensaso di non avere lo spazio politico per portarla avanti, credo che l’esperienza dell’Uruguay dimostri come la graduale accettazione del pubblico sia un prezioso suggerimento per darsi da fare», ha dichiarato Walsh a WikiTribune.

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